Cosa è La Quinta Parete

logo_b-nll gruppo Calamaio del Centro Documentazione Handicap di Bologna, in collaborazione con il Teatro ITC di San Lazzaro e rete Cultura Libera Tutti, continua a invadere le sale e esplorare i vocaboli dello spettacolo dal vivo con il progetto “La Quinta Parete. Lo spettatore è uno sguardo che racconta”.

Il progetto è oggi alla sua quinta edizione, frutto di un esperimento pilota, avviato nel corso della stagione teatrale 2011-12 in collaborazione con Teatro ITC di San Lazzaro di Savena e Teatro Laura Betti. Il Teatro di Casalecchio di Reno. 

In questi anni il gruppo ha partecipato anche alla stagione di  Arena del Sole- Emilia Romagna Teatro Fondazione. Teatro Stabile Pubblico Regionale e di La Baracca-Teatro Testoni Ragazzi e ha prestato la propria voce a diversi progetti e scambi collaterali, in sinergia e dialogo, tra gli altri, con Gender Bender International Festival, Federica Zanetti, docente di Didattica e Pedagogia Speciale all’Università di Bologna e Teatro delle Ariette.

Un gruppo misto di spettatori, composto dagli animatori disabili e dagli educatori del gruppo, che si confronta di volta in volta criticamente sui temi e le suggestioni offerte dalla visione degli spettacoli ospitati dai teatri, coadiuvati da l’intervento di critici teatrali e da l’incontro con gli artisti stessi.

Un modo diverso per parlare a noi e alla città di accessibilità culturale, un’accessibilità che non  vogliamo si riduca al semplice atto di entrata nei luoghi deputati ma che piuttosto sia in grado di offrire a tutti la capacità di lasciare le tracce del proprio passaggio e, attraverso l’incontro con l’arte e il teatro, renderci spettatori e cittadini partecipi del nostro tempo.

Obiettivo del progetto è nello specifico promuovere, attraverso l’immersione diretta nel tessuto culturale, il ruolo del disabile come fruitore critico all’interno dello stesso. Il teatro è in tal senso territorio privilegiato, poiché offre la possibilità di un confronto in presenza insostituibile, capace di far confluire in sé emozioni, relazioni e identità comunitarie che mai si esauriscono nel puro atto spettacolare.

Uscire la sera  per vivere un’occasione festiva, l’incontro con un evento che non ha esplicitamente per tema la diversità può offrire al disabile (come a chiunque altro) uno spunto per una successiva e più ampia riflessione sul reale, capace, attraverso la fantasia e il divertimento di influire sullo sviluppo umano e intellettuale della persona.

A ciò si aggiunge un’altra riflessione, il paradosso, ovvero, di rintracciare la presenza del disabile a teatro più frequentemente sul palco che in platea. Senza falsi buonismi abbiamo cercato e stiamo cercando di capirne le ragioni e di offrire a un pubblico che vuole restare “qualsiasi” gli strumenti per godere appieno anche di questa condizione.

Il Teatro del Novecento è vissuto cercando di bucare e oltrepassare la quarta parete, quello spazio intercorrente cioè, secondo la nota definizione di Stanivslaskij tra la scena e il pubblico, tra il gioco della finzione e quello della realtà. Se è vero che i recenti percorsi e sperimentazioni hanno reso possibile oggi di considerare la rottura come acquisita, è lecito, tuttavia, segnalare ancora, anche nell’ambito della pratica scenica, l’esistenza di una nuova quinta parete da sfondare: la scatola che rinchiude l’esperienza teatrale ma che non ci fa vedere oltre.

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