Una tragedia electro-rock

Questa è la prima volta che incontriamo il teatro greco ed è anche la prima volta che proviamo a parlarne. Non è stato affatto facile perché Antigone. Una strategia del rito della compagnia Le Belle Bandiere, che abbiamo visto al Teatro Testoni di Casalecchio di Reno, ci ha offerto tantissimi spunti.

Davvero troppe le cose da dire e su cui ragionare…il mito, la giustizia, il rapporto tra potere politico e cittadino, la struttura del teatro classico, la tragedia, il coro…e, soprattutto, Antigone in giacca di pelle, ce lo saremmo mai aspettato? Insomma, che fare?

In questi casi, di solito, la cosa migliore è chiedere aiuto ai poeti. Tra di loro ce n'è stato uno di nome Giorgio Manganelli, che  ci ha insegnato che agli eroi si possono sempre fare domande, non importa se vivi o no, se reali o di fantasia.

E così abbiamo fatto, chiedendo ad Antigone di dirci la sua. Un' intervista impossibile, grazie a cui abbiamo ripercorso e giocato con le suggestioni della tragedia sofoclea  di pari passo con quelle dello spettacolo.

Finché non sono arrivate le luci, le danze, l'elettronica e il rock…e allora chi di noi si era portato alla prima l'albero genealogico di Antigone l'ha finalmente buttato per terra, chi di solito è composto ha continuato a saltare sulla  sedia tanto sentiva le emozioni in scena cambiare veloci e chi, che quella sera ha dimenticato a casa gli occhiali, ancora ringrazia…

A voi scoprire perchè, a noi, alla fine, un piccolo saluto a Maurizio Viani e ai suoi incatesimi.

5 pensieri su “Una tragedia electro-rock

  1. Punto nel vivo delle mie angosce di tesi grazie al riferimento manganelliano, getto altra aria sul fuoco dell'impossibilità, con una citazione dall'Intervista a Dio Onnipotente di Manganellii. La battuta finale dell'Onnipotente è:
    Giovanotto lei ha troppe opinioni personali. Come giornalista, non deve avere né opinioni né timori né speranze…Lei registra. A te basta un orologio di metallo, una matita a sfera, biancheria di ricambio…Se ti dico, domani finisce il mondo; bene hai tempo per fare uscire la notiziola, ben stesa in venti parole, tra numeri del lotto e pellegrinaggi del santo padre. Poi, bum! Una bella soddisfazione professionale.
    Spesso, o forse sempre, la letteratura (e quindi la critica e il giornalismo) è connessa alla fine del mondo, sfidando il silenzio definitivo.

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