Goodnight Peeping Tom. Dentro la casetta di legno di Chiara Bersani

Dentro la casetta di legno c’è una grande finestra e ci sono due esseri umani
Dentro la casetta di legno gli esseri umani si muovono
Ci sono molti specchi
E una rondine libera, che svolazza lì in giro
Ogni tanto il volatile va a sbattere contro la gabbia dei corpi
Alle volte è un gran vociare
Altre volte le labbra si sfiorano
Scsst! Fai silenzio!
Schiena contro schiena
Calamite umane
Ti assicuro
Me l’hanno detto loro
Ti assicuro
Sono uscite dalla finestra
Respirano
Ti dico che li ho visti
Stanno sempre insieme
Abitano in mezzo a noi
Mangiano, bevono, ridono
Ti guardano di nascosto
Sembrano tutti felici
Si stringono la mano
Non sanno tenere un segreto

(di Tatiana Vitali, Mario Fulgaro, Sandra Negri, Roberto Parmeggiani e Pinuccia Vitali, a cura di Lucia Cominoli)

Sembrano davvero versi poetici le parole con cui Mario, Sandra, Tatiana, Roberto e Pinuccia ci hanno restituito la loro esperienza di spettatori allo spettacolo Goodnight Peeping Tom della regista e performer Chiara Bersani, spettacolo ospitato nella programmazione del Gender Bender Festival di quest’anno.
Ed è proprio con questo incontro per i nostri spettatori così indimenticabile che scegliamo di iniziare il percorso di educazione alla visione custodito nel blog ” La Quinta Parete-Lo spettatore è uno sguardo che racconta”.

I protagonisti sono sempre gli stessi, gli educatori e gli animatori con disabilità del Progetto Calamaio della Cooperativa Accaparlante, che ancora una volta entreranno a teatro per incontrare artisti, immagini e esperienze cui dare nuova vita con voci, sguardi, scrittura creativa e piccole opere d’arte di restituzione capaci di partire dallo spettacolo per raccontarci a noi e agli altri come altrimenti non avremmo mai fatto.
Perché, ormai lo sappiamo, poter liberamente entrare, accedere e conoscere sono le tappe che rendono i luoghi dell’arte realmente accessibili a tutti.

I presupposti con cui ci avviciniamo ai luoghi della cultura li abbiamo sintetizzati qui, nel Manifesto di Cultura Libera Tutti, che abbiamo sottoscritto con il Teatro Itc di San Lazzaro e alcune delle più importanti istituzioni culturali della città con cui abbiamo collaborato in questi anni e nel numero monografico della rivista “Hp-Accaparlante” Per una cultura accessibile (Erickson 2014).

Oggi non vogliamo fermarci ma proseguire e ampliare la nostra ricerca verso la promozione di un’accessibilità che possa dirsi accogliente e che ci dia  la possibilità di fruire di prodotti artistici di qualità.

E’ il caso degli spettacoli cui dedicheremo le nostre visioni di quest’anno:

Goodnight Peeping Tom – Chiara Bersani, presso Piccolo Teatro del Baraccano nell’ambito di Gender Bender Festival (BO)

La magnifica illusione– Andrea Paolucci, presso ITC Teatro dell’Argine di San Lazzaro di Savena (BO)

A Square World– Daryl Beeton, presso La Baracca-Teatro Testoni Ragazzi (BO)

Mio eroe– Giuliana Musso, presso ITC Teatro dell’Argine di San Lazzaro di Savena (BO)

La festa dell’imperatore– Karromato, presso ITC Teatro dell’Argine di San Lazzaro di Savena (BO)

Noi speriamo di vedervi al teatro, nel frattempo godetevi gli sguardi di Mario, Roberto e Tatiana su Goodnight Peeping Tom!

Per ulteriori informazioni:

lucia.cominoli@accaparlante.it

Una parte di qualcosa

Prologo

Tatiana: Goodnight Peeping Tom è uno spettacolo per cinque spettatori soltanto. Ti ritrovi in una sorta di piccolo spazio d’attesa dove, insieme agli spettatori, ci sono due ragazzi e una ragazza, di cui una molto piccolina. Io non ci vedo molto bene ma intuisco subito che c’è una disabilità e che dev’essere proprio lei, Chiara. I quattro performer se ne stanno lì e non capisci bene perché…

Roberto: Ti guardano, si guardano tra di loro, sembra che abbiano delle questioni in sospeso e che tu, anche se ancora non lo sai, c’entri qualcosa

Tatiana: Uno di loro è alto e molto bello, mi sta addosso, lo sento, e la cosa non mi dispiace affatto.

Roberto: Piano piano capiamo che saremo invitati ad entrare nella casetta di legno e che potremo scegliere uno di loro…Io scelgo il ragazzo più riservato…

Tatiana: Io quello bello

Pinuccia: Io mi affido alla ragazza più giovane

Mario e Sandra: Se proprio ci costringete ad entrare…Scegliamo Chiara, ma uno alla volta…

E così la porta si chiude, dentro la casetta di legno solo loro, lo spettatore  e il performer.

Proviamo a sbirciare dentro la stanza…Potrebbe passare per la strada Lady Godiva, la nobildonna vissuta nell’anno Mille che cavalcò nuda per le vie di Coventry per ottenere la soppressione di un tributo imposto dal conte Leofrico, suo marito. Un ragazzo, Tom, il guardone, non poté resistere…Aprì la finestra e alla vista della giovane divenne cieco…

Ecco le ragioni di un titolo.

Finestra n.1 Tatiana e il bello

Non posso raccontare questo spettacolo, che mi ha messo fortemente alla prova, senza partire da una premessa. Nel mio caso credo che per raggiungere un buon risultato, come è avvenuto, sia stato necessario un precedente percorso di conoscenza di sé e del proprio corpo, come quello che ho fatto con i miei colleghi del Centro Documentazione Handicap/Accaparlante che è durato tre anni.

Contemporaneamente alla visione dello spettacolo ho infatti partecipato a Gender Bender anche come conduttrice del laboratorio On the road! in cui ho cercato sin da l’inizio il contatto con i miei colleghi per avere più fiducia sia in me che nel lavoro che dovevo andare a fare e infatti poi, grazie a questo sostegno, mi sono sciolta.

Inizialmente ho avuto un po’ di timore, di fronte a questo pubblico nuovo ma poi ho capito che ero di fronte a un gruppo disposto a guardarmi e ad ascoltarmi senza giudicare.

Proprio come i partecipanti sono andata al di là dei pregiudizi che avevo inizialmente sul mio corpo: appena iniziai il percorso era per me difficile accettarlo in pieno, e poi grazie a quello che abbiamo fatto insieme, il percorso di accettazione, conoscenza e la scoperta del piacere attraverso il corpo, sono riuscita a lasciarmi andare, e questo mi è stato molto utile per affrontare anche l’incredibile esperienza teatrale che ho fatto.
Lo spettacolo a cui ho assistito di Chiara Bersani si legava infatti con forza alla tematica del corpo.

Eravamo in un sala dove c’erano quattro attori normodotati e una con disabilità.

Per questo spettacolo si entra cinque alla volta e, una volta entrati, si possono vedere gli attori che comunicano attraverso il corpo senza usare le parole tra di loro, e poi pian piano vengono incontro al pubblico con delicatezza. Viene chiesto se si vuol continuare e in tal caso si prosegue in una casetta di legno dove si rimane da soli con il performer. Se io non avessi fatto il percorso sul corpo non sarei rimasta: il performer cerca un tipo di contatto e di complicità che, secondo me, si possono ottenere solo se si è fatto precedentemente un lungo lavoro di conoscenza e accettazione del proprio corpo e di sé stessi, almeno credo.

Siamo riusciti ad instaurare un rapporto attraverso il contatto e ho provato piacere, in quanto mi sono lasciata andare, anche alle sensazioni corporee più intime, cosa che non avevo mai fatto, di certo non a così stretto contattato con qualcuno che non conoscevo.

Se dovessi spiegare quello che ho provato attraverso un’immagine sceglierei quella di un uccello libero perché in quel momento c’è stata una complicità tale con il mio compagno che mi ha dato un senso di libertà. E anche quando siamo usciti dalla casetta, quella sensazione è rimasta.

Lo spettacolo è stato strepitoso, perché sono riusciti ad affrontare la tematica del corpo e del contatto con delicatezza, e questo mi è bastato per farmi sentire parte integrante del gruppo, parte di qualcosa. Tatiana Vitali

Dopo una lunga giornata di lavoro…

Finestra n. 2 Una richiesta romantica

Sono arrivato allo spettacolo stremato, dopo una giornata intensa di lavoro.
Faticosa fisicamente ed emotivamente. Ero chiuso e in difesa. Inoltre ero con due colleghi con disabilità, nulla di strano ma temevo di dovermi dividere tra spettacolo e cura.
Le parole di chi ci ha accolto, invece, come la giusta chiave, hanno aperto una prima breccia: Voi preoccupatevi solo di godervi lo spettacolo, al resto penso io.
E poi… senza troppe spiegazioni restituisco un po’ di ciò che ho ricevuto.
Guardavo lui e vedevo me
Toccavo lui e sentivo io
Come di fronte a uno specchio, tra i suoi lineamenti ritrovavo qualcosa di me
Una storia passata, l’insicurezza dei primi passi, la paura di riconoscere un sentimento
Uno sguardo pesante, un desiderio ingombrante
Forgive me for my sins.
L’inaspettato è il desiderio inespresso, l’inconscio che dialoga con l’assoluto. E si manifesta quando ne puoi fare buon uso.
Scardina, trascina, rivolta.
Il mio corpo, un campo arato che riporta alla luce il profondo nascosto, spavento e finalmente respiro.
Forgiveness I’m frightened to deserve
Ho incrociato me stesso nei tuoi gesti
L’amore ricevuto, intenso, la colpa, la gelosia, l’impotenza, l’assenza di parole per dire ciò che sentivo, per chiedere, per sentire
La paura, rafforzata dalla mancanza di parole per pronunciarla, per denunciarla, per condividerla
Sono forte, ma la mia debolezza è la mia verità.
Oggi vivo, di nuovo
Is it time for forgiveness
Qui se volete un trailer dello spettacolo!
Se vi capiterà di incontrare sulla vostra strada questo spettacolo, non perdetelo. Non avrà con voi lo stesso effetto che ha avuto con me, ma non importa. quello che davvero è importante è la possibilità di sentire e di vivere , anche di uscirne dopo dieci minuti. Scegliere, cioè, di sperimentare qualcosa, senza paura e pregiudizi. Roberto Parmeggiani

Calamite umane

Goodnight Peeping Tom è uno spettacolo interattivo, dove il pubblico è parte essenziale al pari degli attori protagonisti. Veicolo di congiunzione tra gli uni e gli altri sono gli ipnotici sguardi, fissi fino a raggiungere gli imbarazzanti antri dell’animo. I sorrisi e le smorfie sono le manifestazioni più palesi degli imbarazzi, suscitati da una sorta di “esercizio introspettivo”. L’urgenza di dover staccare lo sguardo da quello altrui rappresenta un piccolo e illusorio successo da parte di chi ne sente il peso e ne rimane ugualmente attratto.

La scena si ripete ciclicamente, passando da un attore all’altro, tanto che il gruppo di artisti e spettatori si amalgama in un unico abbraccio confidenziale. Le movenze lente ed accorte cadenzano ogni istante, arricchendo di contenuti propri gli animi degli spettatori, che possono cosi esprimere le proprie scelte per un incontro vis à vis con un interprete in un più intimo privè, racchiuso in un angolo privilegiato e posto su di una pedana raggiungibile attraverso un corridoio in salita. Ogni fantasia o curiosità può scoprire sorprendentemente la natura vulnerabile della mente umana.

Al centro della scena vi è l’attrice e regista Chiara Bersani che, dopo brevi istantanee di protagonismo, è già pronta a scendere da qualsivoglia piedistallo per mescolarsi alla coreografia corale costruita da tutti i soggetti coinvolti. Tenere lo sguardo sull’altro, come quando i bambini giocano a non ridere guardandosi fissamente, è il senso di sfida percepito da taluni. Questo racchiude, forse, il senso più profondo della performance. Uno ad uno, ogni spettatore si fa protagonista, affrontando la “ghigliottina” illusoria delle proprie timidezze. L’incontro più personale e penetrante con un performer, in uno spazio più ristretto ed intimo, rappresenta il culmine dello scambio umorale in atto e “richiesto”. Tutto è libertà per l’animo di ognuno, in quel ristretto e privilegiato universo di emozioni e sensazioni.

Racchiuso nello spazio di un’ampia sala, infatti, il silenzio si mescola e si intreccia con la voce, anch’essa silente, dei sospiri o dei volti sorpresi e arrossiti di composta riservatezza. Agli sguardi segue la vicinanza delicata e sensuale dei visi, quasi a sfiorarsi l’un l’altro in un caldo e voluttuoso gioco di tacite complicità.

I quattro performer assumono sempre più le sembianze tentatrici di “calamite umane” nei confronti di ignavi “elementi metallici”, che, contagiati da tale forza attrattiva, si lasciano pervadere dalla magica ed intima atmosfera creata tutta attorno, sciogliendo ogni indugio a compiere gesti coraggiosi di compartecipazione.

E io, che non volevo entrare, ho sorriso e ho molto ascoltato. Mario Fulgaro