Perché il mondo sappia. Tiergartenstrasse 4. Un giardino per Ofelia

T4Ci eravamo ripromessi che con voi non avremmo mai parlato di disabilità. Che ci avrebbero pensato gli spettacoli e il teatro a darci parole nuove per raccontare e discutere un presente che non sempre riusciamo ad afferrare come vorremmo.

Eppure eccoci qui, a scalpitare, ancora una volta nella sala dell'ITC. "Dite che siamo in ritardo?" , "Ma come, tu avevi detto che saresti…", "No, no, eri tu che avevi detto che…", "Qualcuno vuole una caramella?", "Spegni il cellulare", " Guarda, ho le scarpe nuove ", "Chi manca?"…"Gertrud Danischer. Amburgo, 27 maggio 1905."  E ecco che la Storia comincia. Semplice, pulita, di buona fattura.

Tiergartenstrasse 4- Un giardino per Ofelia funziona così, ti inchioda nel buio alla prima battuta, si fa silenzio e non c'è nemmeno bisogno di dirlo.

Storico spettacolo del Teatro dell'Argine, T4, ha superato in dieci anni  la centesima replica, raccontandoci la storia feroce e al contempo dolcissima di un'amicizia imprevista, quella di una giovane disabile, Ofelia (Micaela Casalboni), e di un'infermiera nazista, Gertrud (Paola Roscioli), assoldata dal Regime all'interno dell'omonimo "Programma T4", il cosiddetto Olocausto minore, che ha portato allo sterminio di oltre 200 mila disabili. Una vero e proprio congegno votato all'eliminazione, teso all'applicazione ossessiva di una precisa derivazione: diversità >anomalia>errore.

A farci testimoni di questo spettacolo noi ci siamo commossi, o meglio, ci siamo messi tutti a piangere. Vergogna? Pietismo? Immedesimazione? Retorica? Verrebbe spontaneo rispondere con un bel chissenefrega…Quando lo spettacolo non è che sé stesso, quando l'emozione esiste e sei di fronte a uno splendido lavoro.

"Per me fare teatro- scrive il drammaturgo e regista Pietro Floridia- consiste essenzialmente in due azioni: conoscere e inventare. Prima si tratta di conoscere una materia. Quindi si tratta di inventare le forme con cui tentare di trasformare ciò che di questa materia mi ha colpito in buon teatro".

Noi, un po' strani, proviamo a farlo ogni giorno con l'immagine dei nostri corpi, mettendoci in relazione con chi non ci conosce con l'imprevisto, conducendo una vita qualsiasi o rendendo scomoda la nostra presenza laddove non siamo attesi.

Anche per noi, caro Pietro, i copioni si scrivono a bordo del palco, così come la Storia di cui con Paola e Micaela, Gertrud e Ofelia, questa sera ci parli.

E ora qualche disegno, una poesia, dei girasoli, una lettera per un finale aperto. Perché il mondo sappia che i fatti maturano lentamente, nei luoghi, nei tempi e nelle volontà di chi li osserva, perché attrazione e repulsione a volte sono la stessa cosa, perché l'accorgimento meccanico lasci il posto alla seduzione.

Versiamoci uno sguardo…

Di balli e di contagi

Coltre di essenze
ottunde dignità
informi e spregiate,
sì che ogni esamina
si tinge di contagio
empatico e affranto.
Alleanze inattese
plasmano gli animi
di reciproche complicità
in avvolgenti danze
tra i ricordi delle mani.
Si rafforza ogni debolezza
per scalfire
il crudele inganno.
Insegnamento folle
di chi d’insania è intriso
solo in superficie
e apprende
di nuovo e diverso.
Sviare, fuggire
in sotterfugi di difesa
da moltitudini ingannevoli
ed esasperate
della loro stessa natura.

                                                                                               Mario Fulgaro