Finalmente a Casa Dolce Casa!

casadolcecasa3Eccoci arrivati a Casa dolce casa! Siete stanchi della dura giornata e non vedete l'ora di mettervi in pantofole? Di mangiare un piatto caldo e stendervi soli soletti sul divano?

Allora, sembrano dirci il regista Marcello Chiarenza  e il suo gruppo di coinquilini bislacchi, ci dispiace, ma siete finiti nel posto sbagliato. All'Arena del Sole questa volta si entra a pedi nudi, si mangiano topi in salmì e ci si arrampica sui rifiuti dei sogni. Perché….

 

 

Casa dolce casa fa sì che anche tu
in un battibaleno stai col naso in su.
Se ti lasci trasportare dalle melodie
Potresti poi scoprirti in un mondo di follie.

Là in una discarica della città,
trovi, ahimè, gli scarti di una società.
Ma chi può sopravvivere a siffatta realtà?
E sono proprio loro: un gruppo di clochard.

In un angolo di mondo ben poco ordinato,
accadono eventi che mai hai immaginato.
Succede là di tutto, ma con creatività
gli oggetti prendon vita con genialità.

Clown, equilibristi, saltatori e giocolieri,
riescono a scombinare persino i tuoi pensieri.
Non puoi meravigliarti se all'improvviso,
sei chiamato in scena a tendere il tuo viso.

Ecco poi arrivare dall'Est un forte vento,
che solleva ombrelli in un portentoso evento.
piovono le stelle, rimani a bocca aperta:
Che magico mondo! È tutto una scoperta.

Tutto è raccontato con delicata ironia
E pure la Morte diventa poesia!
Questo che ti ho detto è solo un assaggio
di quel che puoi vedere, dai: forza e coraggio!

Noi nella discarica di Casa dolce casa ci siamo entrati già scalzi, preparati dal bell'incontro con il clown Daniel Romila (in fotogallery), qui timido e maldestro cameriere improvvisato, giunto da un altrove che ancora ben non si sa. Tra i rifiuti e il ciarpame abbiamo trovato una recensione, appesa su una bottiglia di detersivo, appesa sui rami di un albero. Ci siamo guardati allo specchio e abbiamo interrogato i riflessi. Finché il circo non è arrivato in città e qualcuno è salito sul filo e non ne è sceso più.

Buona lettura e un grazie particolare a Dan, alla sua dolcezza e alla sua simpatia.

                                                                 Emanuela Marasca, Patrizia Passini,L.C.

Rifiuti umani, pagliacci. Che differenza c’è?

Casa dolce casa alberoNella discarica di Casa dolce casa vige la legge del riciclo.
Solo se saprai trasformare le bottiglie di plastica in lanterne e i rami spezzati in alberi maestosi riuscirai a farla franca.
Leggi bene le etichette. Controlla le scadenze. Annusa sempre prima di mangiare.
Portati una lente d'ingrandimento.
Comincia dal nostro albero, con un click.

Albero

Oppure, leggi qui:

Corpi gettati, scartati, fantocci grigi, gambe e braccia che non servono più. Li vediamo ondeggiare molli e sgangherati in un mare impazzito di mani, manine, di occhi e di occhietti. Un visibilio, una festa, davvero, questi rifiuti umani, persone non più persone. Casa dolce casa, il coloratissimo spettacolo di Marcello Chiarenza e della sua compagnia di acrobati, camerieri improvvisati e pagliacci, cui ho assistito all'Arena del Sole di Bologna, non è certo uno spettacolo classico. Grandi e piccoli ci chiama direttamente in causa, con leggerezza e con poesia, chiedendoci di toccare con mano la condizione della povertà, per non dire della miseria più nera, per uscirne con l’inaspettato, con un miscuglio di divertimento, partecipazione e magia come antidoto ai fantasmi dell’autocommiserazione, del pietismo e dell’indifferenza.

A volte basta, come ci dimostra lo spettacolo, cambiare la forma e l’uso dei materiali e allora anche un cumulo di bottiglie di plastica può trasformarsi in un albero illuminato, capace di riscaldare le gelide e buie notti dell’Est.

Riciclare, ci insegna quest’anomala e allegrissima Casa dolce casa, nonché l’incontro con il clown Daniel Romila, è partire dai propri fallimenti per stravolgerli, farne arte e giocarci su, per cambiare il contesto cambiando gli altri insieme a noi stessi.

Non sempre, si sa, è cosa facile, bisogna prima, proprio come fanno i nostri eroi, mangiare topi, saltare in alto e rompere gli specchi.

Ci vuole coraggio per essere fantastici!
                                                                                                       Tatiana Vitali e Lucia Cominoli

Elogio dello smarrimento a due

casa-dolce-casa-the-mirrorSpecchio specchio delle mie brame, dimmi chi sono io prima di tutto?
Le favole sono piene di specchi incantati, capaci di dare risposte alle nostre impossibili domande
Le nostre case sono pieni di specchi che riflettono la nostra sorpresa, consueta immagine.
I negozi sono pieni di specchi che amplificano: abbelliscono, ingentiliscono, deformano ed evidenziano il nostro viso, le nostre gambe, le nostre braccia.
Infinite varianti di noi stessi, mille visioni dell’io che si ripetono all’infinito senza aggiungere particolari, senza permettere in alcun modo di aggiungere, di conoscere meglio qualche pezzetto di noi
Difficile è l’esperienza di specchiarsi nel volto di un altro.
Oh quanto ci stanca specchiarci nella faccia di un altro, quanto ci toglie energie cogliere somiglianza nella differenza, riconoscere uniformità nel continuo divenire del movimento.
Davanti allo specchio: io; dietro allo specchio: l’altro. E poi? Io mi muovo, l’altro risponde sullo stesso tono, io mi siedo, si siede pure lui, mi accarezzo i capelli, si accarezza i capelli…equilibrio
Ci perdiamo e confondiamo nel nostro specchiarsi reciproco, ci interroghiamo con gli occhi e spalanchiamo le bocche in un moto di sorpresa, sorridiamo perplessi.
Quando attraversiamo lo specchio impariamo pian piano ad apprezzare i contorni comuni, le movenze simili, le difficoltà ricorrenti, i gesti analoghi.
Rimane lo sbigottimento di fronte a quanto ci fa simili l’uno con l’altro e il sottile piacere prezioso di non essere poi così unici.

                                                                                           Giovanna Di Pasquale

Un naso rosso per uscire dall’oscurità

casa dolce casa danNon dimenticherò l'incontro con questa persona speciale.
Sto parlando di Daniel Romila, in arte Dan, clown dell'Associazione Parada e uno dei protagonisti  di Casa dolce casa.
Dan è un ragazzo (un bel ragazzo mi permetto di specificare), nato e vissuto in Romania in un periodo storico per il suo paese molto difficile, quando ,dopo la caduta del dittatore Ceauşescu  negli anni '90, molti bambini rimasti senza genitori sono scappati dagli orfanotrofi, riversandosi per le strade di Bucarest e trovando rifugio nelle fogne.
Dan ci ha parlato della sua condizione in Romania e di come è diventato un artista, grazie all'incontro con il clown Miloud Oukili e cominciando a inventarsi dei giochi…Lavorando cioè con gli strumenti del circo di strada per far divertire la gente. In questo modo, dimostrando agli altri che sapeva fare delle cose, Dan è riuscito a riscattarsi, ha cominciato il suo viaggio ed è arrivato fin qui.
Con lui ci siamo divertiti moltissimo, ha fatto dei giochi di prestigio con le carte, il numero della sigaretta (se l'è fatta passare da un orecchio all'altro!) e ha trasformato un'arancia in una bella candela. Così con questa lucina in mezzo alla tavola da pranzo abbiamo bussato alle porte di Casa dolce casa. Là dove tutto si può riciclare, esseri umani, lo avete letto, compresi.Grazie Dan!
Dan, ho poi scoperto durante lo spettacolo, è anche un bravissimo giocoliere.
Che differenza c’è – gli ho chiesto – tra un giocoliere e un clown?
C'è che il primo lavora con gli oggetti mentre il secondo con le persone.
Non male come risposta. Dan è un tipo che arriva dritto al punto, proprio come me.
Ma poi, perché un clown ci fa tanto ridere?
Perché lavora, ha aggiunto, sui propri fallimenti.
Beh, a questo punto, mi sono detta, è proprio vero… Tutto può succedere!
Quando cominciamo?

Grazie Dan, conoscerti è stato un vero piacere. Un abbraccio da tutti noi!

                                                                                                                  Lorella Picconi