Diamo il via a La Quinta Parete con “La Repubblica dei bambini”!

Il gruppo Calamaio del Centro Documentazione Handicap di Bologna, in collaborazione con il Teatro ITC di San Lazzaro, il Teatro Testoni di Casalecchio di Reno dà il via al progetto La Quinta Parete. Una redazione mista, composta dagli animatori disabili e dagli educatori del gruppo,  che si confronterà di volta in volta criticamente sui temi e le suggestioni offerte dalla visione degli spettacoli ospitati dai teatri, coadiuvati dall'intervento di critici teatrali e dall'incontro con gli artisti stessi.

Un modo diverso per parlare a noi e alla città di accessibilità culturale, un'accessibilità che non  vogliamo si riduca al semplice atto di entrata nei luoghi deputati ma che piuttosto sia in grado di offrire a tutti la capacità di lasciare le tracce del proprio passaggio e, attraverso l'incontro con l'arte e il teatro, renderci spettatori e cittadini partecipi del nostro tempo.

La Repubblica dei bambini di Teatro delle Briciole e Teatro Sotterraneo, in questo senso, non poteva che essere per noi lo spettacolo migliore con cui cominiciare!

Il significato e il valore della cittadinanza attiva, la situazione odierna dell'Italia, il ruolo del pubblico di massa e della giustizia, insieme alle necessità del gioco e del divertimento quali componenti indispensabili alla qualità  anche della nostra vita politica, sono stati i temi su cui, grazie allo spettacolo, abbiamo insieme discusso e provato a dire la nostra.

Qui sotto potrete leggere come e, se vi fa piacere o se avete visto lo spettacolo, vi invitiamo a risponderci e a lasciare qualche commento!

Ma questa è l’Italia! Se lo spettacolo è un atto politico

L’Italia di questo preciso momento storico, con le ansie e i desideri propri di questi giorni.

Un’Italia, simbolica micronazione, chiamata a decidere come costruire il proprio futuro.

Proprio di futuro, infatti, si è parlato al Teatro Testoni di Casalecchio di Reno.

Non solo perché in sala c’era una moltitudine di bambini attenti e partecipi, democratici e rivoluzionari.

Soprattutto perché il Teatro delle Briciole e il Teatro Sotterraneo hanno permesso a quel giovane pubblico di partecipare, in prima persona, assumendosi rischi e responsabilità, facendo di questo spettacolo un vero e proprio atto politico.

Atto politico in quanto arte di governare.

I due attori, infatti, capaci di catturare dal primo passo l’attenzione del pubblico, sono riusciti, un po’ alla volta, a condurre quel micro popolo, attraverso i limiti e le risorse della democrazia: prima la definizione dei confini e di un nome, poi la scelta delle regole utili a gestire i rapporti di convivenza, quindi l’elezione di un governante e, poco dopo, la sua destituzione al grido di “libertà, libertà!”, infine la risoluzione di un problema, una bomba ad orologeria, grazie all’aiuto di tutti.

Un atto politico ma anche un vero e proprio atto educativo, che ha permesso di sperimentare quella cittadinanza attiva che da più parti i cittadini italiani si augurano per il futuro della propria nazione. La Repubblica dei bambini riesce, quindi, a trasmettere al pubblico, tra molte risate e un tifo da stadio, un’idea estremamente comprensibile di cos’è la struttura di una nazione, di quale grande sfida sia il governo della stessa, di come sia facile cadere nel tranello della dittatura ma anche di come sia possibile lottare per ottenere nuovamente la libertà.

In conclusione, una proposta, forse azzardata ma certamente utile.

Perché non portare lo spettacolo dentro le aule del Parlamento Italiano? Roberto Parmeggiani

Quello che ho visto è stato davvero uno spettacolo davvero emblematico della situazione politica attuale, tanto che alla fine non ho potuto resistere dallo stringere la mano e fare i complimenti ai due attori. Quello che più mi ha colpito e in cui mi sono più riconosciuto è stato il senso di smarrimento provato dagli elettori di Daniele, uno dei protagonisti che autocandidatosi al governo della nostra micronazione si è trasformato in dittatore, quando questi si è tirato indietro, per varie e aleatorie ragioni, su tutte le promesse fatte al popolo. Ciò ricalca alla perfezione la sensazione da me e da altri smarriti abitanti della nostra nazione quando lex-premier è stato eletto e anche quando ha presentato le sue, a lungo rinviate, dimissioni. Che succederà dopo? Questa è la domanda che ci siamo fatti tutti!

Personalmente penso che questo spettacolo dovrebbe essere visto da coloro che in teoria dovrebbero occuparsi di far funzionare il paese, anche se, ovviamente, la visione come atto fine a sé stesso non serve a nulla, la soluzione potrebbe stare solo nell’applicare le suggestioni trasmesse. Ritengo, tuttavia, che già uno spettacolo di questo genere può riuscire a introdurre con successo alla vita civile le persone che diverranno gli adulti di domani, avviandoli al discorso normativo e decisionale, attraverso le armi del divertimento, del gioco e della partecipazione. I finti comizi, leggi e cartelloni, insieme alla prova attorica dei due esilaranti protagonisti, sono stati degli escamotage a mio parere geniali per uno spettacolo nell’insieme complesso per i bambini che però è riuscito ad arrivare al punto in brevissimo tempo, coinvolgendoci prima di tutto con il sorriso. Quanto mi piacerebbe, quando le cose non vanno, poter davvero telefonare al mondo per chiedergli consiglio! Mattias Fregni

Il diritto a leggi fantastiche

“Entrare a New York su un cavallo bendato, cantando tanti auguri a te, con quattro pagliacci canadesi”. Chi lo farebbe mai? Eppure questa regola, o meglio, questa nuova legge, è arrivata a sorpresa ne La Repubblica dei bambini, provocatoria e irriverente, gettando scompiglio tra tutte le altre. Leggero, come una ventata di aria fresca che sparpaglia le carte, questo diritto così speciale è stato accolto dai bambini con un entusiasmo che mi piace definire “globale”, perché li ha messi davvero d'accordo tutti e quattrocento e perché, in fondo, voglio pensare possa farlo anche in tutte le altre parti del mondo.

Dopo un susseguirsi di diritti e doveri, divieti, obblighi e norme, indispensabili e necessari per una pacifica convivenza tra i cittadini di una seppur micronazione, scopriamo così che è vitale, anche per la nostra sopravvivenza, concederci qua e là uno spazio di follia, di avere regole come queste nel quotidiano per riportarci all’apertura, al pensiero divergente, alla spensieratezza e alle origini di un essere bambino che poi si farà persona adulta e cittadino.

Il regista Bertolt Brecht diceva che nonostante tutto, anche se il potere ce lo rende difficile, è impossibile uccidere il desiderio di felicità dell'uomo. In questo senso allora, è proprio opportuno prendere esempio da questo spettacolo e da loro, dai nostri microcittadini della nostra micronazione e dire…Ma sì…entriamo pure a New York, a Canicattì, a Bogotà! Su un cavallo bendato, con quattro, ventiquattro, cinquantasei, milleduecentosei pagliacci canadesi, portoghesi, indiani e cinesi, cantando tanti auguri a te in tutte le lingue del mondo… solo così, allora, potremo dire di aver costituito una micronazione libera e democratica e forse anche un po' più felice! Emanuela Marasca

E ora parliamo un po’ di giustizia…

La Repubblica dei bambini, devo riconoscerlo, è stato per me uno spettacolo molto interessante perché, di fatto, insegna ai bambini a interrogarsi sul senso della giustizia. Una giustizia fatta non solo di norme e regole cui obbedire ma anche una giustizia che si fa insieme e consapevolmente, che parte dall'ascolto delle persone che ci circondano nel quotidiano e anche di quelle che ci governano dall'alto, cui spesso dobbiamo fare ancora più attenzione.

Mi sarebbe piaciuto a fine spettacolo poter chiedere ai bambini: “Ma allora che cos'è secondo voi la giustizia? Avete delle idee?”. Non è una risposta facile da dare, considerando poi tutto quello che oggi ci accade intorno e di quanto facciamo presto a distrarre la nostra attenzione dai particolari.

Anche a questi bambini, forse, talvolta è sfuggito qualcosa, soprattutto alla fine, quando il dittatore Daniele si pente e parla di questioni serie, come la povertà, il lavoro e le ingiustizie a tanti bambini in tante parti del mondo. In quel caso il gruppo non ha colto, credo, molto bene il significato di quelle parole, presi com'erano dalla gioia per la caduta del cattivo. A volte, forse, bisognerebbe fermarsi.

La Repubblica dei bambini è, a mio parere, uno spettacolo che necessita di momenti di pausa e di sospensione che ci consentano lo spazio di una rielaborazione più privata. Tutta la sua energia ci investe fin dall'inizio fortissima, per lasciarci alla fine un po' storditi, senza in realtà aver bene chiaro cosa sia successo in quell'ora di grida, musica e risate. Perché questo è uno spettacolo che non si esaurisce tra le mura di un teatro ma che ci invita a riflettere e a scrivere dopo. Sarebbe utile, anche per un'anzianotta come me, scoprire dalle insegnanti presenti come a scuola hanno affrontato i temi dello spettacolo che ho citato, il senso effettivo delle parole giustizia e democrazia che i bambini vi hanno rintracciato. Se c'è qualche insegnante che ora ci sta leggendo, vorrei tanto mi raccontasse com'è andata! Stefania Baiesi