Sulla groppa di Cane Blu

Un viaggio in bilico, sospeso sugli incerti confini della fantasia, un viaggio senza meta se non quella del sogno, dei desideri, delle paure e delle angosce dell'infanzia, un viaggio fatto di scoperte, pelle e immaginazione che ci ha imbottito di incredulità e meraviglia.

Sulla groppa di Cane Blu, questo è stato il percorso che abbiamo intrapreso nei meandri dell'omonima favola di Nadja, qui riproposta al Teatro Testoni di Casalecchio dalla storica compagnia piacentina Teatro Gioco Vita, collaboratrice tra gli altri di Emanuele Luzzati.

Una favola d'amicizia, quella di Carlotta e Cane Blu, cupa e garbata, che ci ha fatto passare per l'isola di Giava, dove forse nacque il teatro d'ombre chiamato Wayang Kulit, per poi cominciare a riprendere in mano le sfumature, i colori e gli orizzonti delle nostre antiche pulsioni infantili fino a partecipare insieme ai più piccoli all'indistruttibile gioco della poesia….

Quando le ombre chiacchierano

 Le ombre comunicano, lo fanno con la luce, con le sagome e con le persone vere. Questa è la prima scoperta che ho fatto, immergendomi nelle suggestioni e nei colori di questa dolcissima e malinconica favola che è il Cane Blu di Teatro Gioco e Vita . Al di là della favola in sè, la vera novità di questo spettacolo è stata per me la scoperta di un nuovo linguaggio, quello del teatro d'ombre, una forma d'arte che mi era del tutto sconosciuta a parte, più per sentito dire che per esperienza diretta, quella delle ombre cinesi. Ho scoperto che è una forma d'arte molto antica, nata forse in un'isola lontana dell'Indonesia moltissimo tempo fa.

Osservando lo spettacolo tuttavia, mi sono accorta che la compagnia ha fatto coesistere sulla scena più linguaggi e tecniche diverse nello stesso tempo, facendole dialogare di volta in volta in modo unico e sempre diverso.

Sagome che riprendevano fedelmente i disegni del libro dell'artista Nadja, lampade di vetro che si tenevano in mano, lampade con cui danzare, capaci di rifrangere l'intera storia sul pavimento e sul soffitto, per avvolgerci con il suo incanto di musiche ed emozioni colorate.  E poi ancora effetti speciali, movimenti veloci, palesati sulla scena dalla presenza viva di due giovani attrici che interpretavano la piccola protagonista Carlotta, il Cane, la madre e il padre della bambina. In alcuni momenti, le ombre e le sagome finivano persino per sparire per lasciare spazio solo ai corpi. A teatro è davvero tutto possibile, ho pensato a quel punto…

A differenza di altri spettacoli in cui ho scelto di prestare un'attenzione diversa, più attenta, credo, ai contenuti e alle forme, qui ho capito fin da subito che sarebbe stato diverso e ho scelto di fare un passo indietro, per tornare  un po' ai segreti della mia infanzia, per abbandonarmi.

Perché a teatro ci sono tecniche, mi ha insegnato Cane Blu, che funzionano come delle bacchette magiche…

Cliccate qui e guardate un po' se non ho ragione:

http://www.youtube.com/watch?v=7OFSG3C3ujY

Tatiana Vitali

E poi, tutto d’un tratto insieme a Carlotta…

E poi d'un tratto ti rendi conto che non c’è distanza tra palco e poltrona, che il gioco che le due attrici fanno per intrattenere i bambini in sala, si trasforma nel gioco del teatro.

E poi, d’un tratto, la paura del buio che i bambini provano quando si spengono le luci, svanisce perché si viene catturati dal racconto della storia, da un gesto, dalla luce che proietta un’ombra e da un’ombra che crea l’incontro… tra lo spettatore e la storia, tra Carlotta e Cane Blu, tra la fantasia e l’esperienza concreta, tra il desiderio e la paura.
E poi, d’un tratto, non c’è più un prima da ricordare o un dopo da aspettare, c’è solo un adesso in c ui lasciarsi trasportare, nel quale vivere la stessa esperienza di Carlotta, la sua felicità per aver incontrato un amico così affine a lei, la sua delusione per non poterlo più vedere dopo il divieto della mamma, la sua paura quando si perde nel bosco e il suo sentirsi protetta da quell’amico che non l’aveva mai abbandonata. Un adesso che si vive pienamente, che tu abbia tre oppure trent’anni, perché la comunicazione delle emozioni non avviene tramite le parole bensì attraverso movimenti delicati, luci che corrono su tutte le pareti del teatro, le foglie fitte di una foresta lontana.
E poi, tutto d’un tratto, si vola, in groppa a Cane Blu, per tornare a casa di Carlotta, dai suoi genitori. Un viaggio che è metafora del ritorno alla nostra realtà, viaggiatori emozionati che, piano piano, recuperano la propria coscienza. Anche noi, come Carlotta, abbiamo voglia di tornare a casa non perché stanchi dell’esperienza ma perché appagati. E Cane Blu ora, non fa più paura ai genitori di Carlotta, ha dimostrato a quegli adulti, qualcosa che la bambina già sapeva. Ma questo è normale i ‘grandi’ hanno bisogno di una comunicazione razionale per capire ciò che i ‘piccoli’ già s anno perché ancora capaci di una comunicazione emotiva.
E poi, d’un tratto, l’aria si riempie delle domande dei bambini: Ma dov’è Cane Blu? E Carlotta è andata via con il suo papà? Anche io voglio un cane blu! Mamma, devo andare in bagno! Andiamo a fare merenda?
Ed è sempre emozionante vedere come l’esperienza reale e quella fantastica non sono due linee parallele della nostra esistenza, ma due sentieri che quando si incontrano ci permettono di scorge re orizzonti inaspettati, angoli nascosti, cani blu! Roberto Parmeggiani