Dopo una lunga giornata di lavoro…

Finestra n. 2 Una richiesta romantica

Sono arrivato allo spettacolo stremato, dopo una giornata intensa di lavoro.
Faticosa fisicamente ed emotivamente. Ero chiuso e in difesa. Inoltre ero con due colleghi con disabilità, nulla di strano ma temevo di dovermi dividere tra spettacolo e cura.
Le parole di chi ci ha accolto, invece, come la giusta chiave, hanno aperto una prima breccia: Voi preoccupatevi solo di godervi lo spettacolo, al resto penso io.
E poi… senza troppe spiegazioni restituisco un po’ di ciò che ho ricevuto.
Guardavo lui e vedevo me
Toccavo lui e sentivo io
Come di fronte a uno specchio, tra i suoi lineamenti ritrovavo qualcosa di me
Una storia passata, l’insicurezza dei primi passi, la paura di riconoscere un sentimento
Uno sguardo pesante, un desiderio ingombrante
Forgive me for my sins.
L’inaspettato è il desiderio inespresso, l’inconscio che dialoga con l’assoluto. E si manifesta quando ne puoi fare buon uso.
Scardina, trascina, rivolta.
Il mio corpo, un campo arato che riporta alla luce il profondo nascosto, spavento e finalmente respiro.
Forgiveness I’m frightened to deserve
Ho incrociato me stesso nei tuoi gesti
L’amore ricevuto, intenso, la colpa, la gelosia, l’impotenza, l’assenza di parole per dire ciò che sentivo, per chiedere, per sentire
La paura, rafforzata dalla mancanza di parole per pronunciarla, per denunciarla, per condividerla
Sono forte, ma la mia debolezza è la mia verità.
Oggi vivo, di nuovo
Is it time for forgiveness
Qui se volete un trailer dello spettacolo!
Se vi capiterà di incontrare sulla vostra strada questo spettacolo, non perdetelo. Non avrà con voi lo stesso effetto che ha avuto con me, ma non importa. quello che davvero è importante è la possibilità di sentire e di vivere , anche di uscirne dopo dieci minuti. Scegliere, cioè, di sperimentare qualcosa, senza paura e pregiudizi. Roberto Parmeggiani

Calamite umane

Goodnight Peeping Tom è uno spettacolo interattivo, dove il pubblico è parte essenziale al pari degli attori protagonisti. Veicolo di congiunzione tra gli uni e gli altri sono gli ipnotici sguardi, fissi fino a raggiungere gli imbarazzanti antri dell’animo. I sorrisi e le smorfie sono le manifestazioni più palesi degli imbarazzi, suscitati da una sorta di “esercizio introspettivo”. L’urgenza di dover staccare lo sguardo da quello altrui rappresenta un piccolo e illusorio successo da parte di chi ne sente il peso e ne rimane ugualmente attratto.

La scena si ripete ciclicamente, passando da un attore all’altro, tanto che il gruppo di artisti e spettatori si amalgama in un unico abbraccio confidenziale. Le movenze lente ed accorte cadenzano ogni istante, arricchendo di contenuti propri gli animi degli spettatori, che possono cosi esprimere le proprie scelte per un incontro vis à vis con un interprete in un più intimo privè, racchiuso in un angolo privilegiato e posto su di una pedana raggiungibile attraverso un corridoio in salita. Ogni fantasia o curiosità può scoprire sorprendentemente la natura vulnerabile della mente umana.

Al centro della scena vi è l’attrice e regista Chiara Bersani che, dopo brevi istantanee di protagonismo, è già pronta a scendere da qualsivoglia piedistallo per mescolarsi alla coreografia corale costruita da tutti i soggetti coinvolti. Tenere lo sguardo sull’altro, come quando i bambini giocano a non ridere guardandosi fissamente, è il senso di sfida percepito da taluni. Questo racchiude, forse, il senso più profondo della performance. Uno ad uno, ogni spettatore si fa protagonista, affrontando la “ghigliottina” illusoria delle proprie timidezze. L’incontro più personale e penetrante con un performer, in uno spazio più ristretto ed intimo, rappresenta il culmine dello scambio umorale in atto e “richiesto”. Tutto è libertà per l’animo di ognuno, in quel ristretto e privilegiato universo di emozioni e sensazioni.

Racchiuso nello spazio di un’ampia sala, infatti, il silenzio si mescola e si intreccia con la voce, anch’essa silente, dei sospiri o dei volti sorpresi e arrossiti di composta riservatezza. Agli sguardi segue la vicinanza delicata e sensuale dei visi, quasi a sfiorarsi l’un l’altro in un caldo e voluttuoso gioco di tacite complicità.

I quattro performer assumono sempre più le sembianze tentatrici di “calamite umane” nei confronti di ignavi “elementi metallici”, che, contagiati da tale forza attrattiva, si lasciano pervadere dalla magica ed intima atmosfera creata tutta attorno, sciogliendo ogni indugio a compiere gesti coraggiosi di compartecipazione.

E io, che non volevo entrare, ho sorriso e ho molto ascoltato. Mario Fulgaro